Frasi Da Dimenticare

   Quest'anno vado prima al mare così ho tempo per pensare e faccio scorta di pensieri che non bastano mai ne voglio 4 sull'amore, 2 sul fatto che si muore voglio avere tutto chiaro, giuro...

 



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sabato, 16 febbraio 2008
 

T'ha fatt'

Ultimamente trovo delle enormi difficoltà nell'autogestione del mio tempo. Tra lezioni di recitazione, di chitarra, nottate in bianco e vani tentativi di studio disperato, davvero la lettura, in generale, è andata a farsi benedire. Con sommo dispiacere. E con lettura intendo anche l'informazione spicciola, quotidiana, quella, per esempio, del mio settimanale-senzatroppepretese-preferito. Il Vanity. Al quale sono abbonata.
In treno ho avuto modo di recuperare alcuni numeri del mese scorso, e mi sono soffermata, mai con tanto interesse, nella paginetta della rubrica della Bignardi. Che, con profonda immodestia, devo ammettere uso sempre come consolazione, come termine di paragone, nel senso di: "se scrive lei perchè negare qualche speranza a me stessa?". Perchè quasi mai riesce a colpire la mia attenzione, a sorprendermi, nonostante sia una donna che tutto sommato stimi molto.
Invece questa volta m'è piaciuta forte la Daria. Come mai? Perchè ha "risposto" a Giuliano Ferrara - riguardo al quale non ho nulla da dire, a parte che c'ha rotto il cazzo con i suoi estremismi/isterismi, e poi fosse una femmina, ma che vuole, che-ne-sa?! mi sudano le mani, mi sudano...- in maniera composta e ammirevole. Cosa che io non sarei stata in grado di fare. E chiude con una proposta provocatoria dalla quale, il pachiderma, per dovere morale, non può tirarsi indietro.

Riporto integralmente la lettera.

Ferrara, digiuniamo contro gli uomini irresponsabili?

La mia risposta agli antiabortisti. E una proposta, per l'unica campagna davvero utile

Caro Giuliano Ferrara, siamo tutti contro l’aborto. Però sappiamo tutti che la legge 194 è un male minore dell’assenza della legge 194. Che le donne odino l’aborto più di te, della Binetti e del cardinal Ruini messi insieme è un dato di fatto che non ci dovrebbe essere nemmeno più bisogno di discutere. Nessuno abortisce volentieri: mettitelo in testa. Nessuno abortisce con leggerezza: mi sento di assicurartelo. Però ci sono ancora battaglie da fare, per esempio quella sulla prevenzione delle gravidanze indesiderate: il prossimo digiuno potremmo farlo insieme perché tutti gli uomini si prendano la responsabilità delle loro eiaculazioni, proteggendo le donne da gravidanze che non possono o non vogliono intraprendere.
Io penso come te che la vita sia sacra. Credo che sia l’unica cosa veramente sacra: più dell’onore, più della famiglia, più dell’amicizia. E credo che inizi quando nella mente di una donna prende forma la consapevolezza di un bambino. Nessuna donna sana di mente ucciderebbe un bambino: alcune donne però possono trovarsi nella odiosa e dolorosa condizione di non potere o non volere permettere che gli cresca un bambino dentro la pancia. Che cosa pensi di fare per queste donne? Farle partorire e mettere i loro bambini in orfanotrofio, o nel caso di bambini malformati, in un istituto? Oppure pensavi di costringerle a crescere figli che non vogliono allevare? Non mi è chiaro il «poi» del tuo progetto antiabortista: ti occuperai tu dei bambini che nasceranno? Li allatterai, li veglierai quando avranno la febbre, li accompagnerai a scuola, andrai a parlare con la maestra, gli comprerai il latte in polvere, i pannolini, i quadernoni, il Game Boy, ti preoccuperai tu che diventino persone perbene?
Ci sono persone che non possono o non vogliono crescere un bambino: puoi ignorarlo? Non puoi, così come non puoi ignorare che, da quando esiste la legge 194, gli aborti siano drasticamente diminuiti. Sai di certo anche che, se non esistesse la 194, si tornerebbe agli aborti clandestini. Non capisco quindi dove pensi possa portare il tuo invito a rimettere in discussione questa legge: se servisse a trovare fondi statali per le donne che vorrebbero tenere i loro bambini ma non possono per motivi economici, sarei con te. Ma prevedo che queste donne sarebbero proprio poche: non è la mancanza di denaro che può fermare una donna che vuole un bambino, se lo vuole veramente.
Dai retta, la prossima campagna natalizia falla per una contraccezione consapevole ed efficace: è un tema mai troppo affrontato, anche se filosoficamente poco affascinante. Digiuneremo insieme, berremo cappuccini bollenti e ci faremo fotografare con preservativi srotolati tra le mani. Saremo un po’ ridicoli, ma avremo ragione.

(Daria Bignardi - http://life.style.it/community/daria_bi)
Questo è quanto di miagioia | febbraio 16, 2008 02:06 | commenti (4)


giovedì, 24 gennaio 2008
 

ParanoidBlog

Dopo tanto...ritorno. Senza troppo slancio eh, vi avviso.
In ritardo come il mio articolo su di un film uscito mesi orsono.
Che a qualcuno pare sia piaciuto. Il pezzo dico, non il film.
Quello è piaciuto a molti invece. Me inclusa. Mi piacque assai. Mi incantò.

(cineWema)
Questo è quanto di miagioia | gennaio 24, 2008 04:00 | commenti


martedì, 18 dicembre 2007
 

Ferite&Lacrime (per capire chi si è fatto più male)

Cosa sono quei fiori stretti nella mano fredda,
fredda come questa sera che ci scruta nella stanza,
nella stanza dei ricordi dove tu sei ritornato
per portarmi le tue scuse e un inchino riverente.
Quanti sono quei fiori stretti nella mano fredda,
trentasette margherite che mi frugano nel petto.
Nella foto di un'estate c'era il vento che soffiava,
mi ricordo ci bastava l'equilibrio su una gamba.

E nel tempo che ci rimane,e nel tempo che ci rimane,
potremmo riparlarne senza tanta presunzione.
E nel tempo che ci rimane,poco tempo che ci rimane,
dovremmo ripensare all'ultima conversazione
per capire chi si è fatto più male.

Cosa sono quei fiori stretti nella mano fredda,
fredda che non sai contare quanti giorni son passati
dal momento in cui parlavi e guardavi solo a terra
per paura che vedessi tutta quella lontananza.
Quanti sono i miei errori cancellati con la fretta,
fretta di chi ha rinunciato a guardare verso il cielo,
stesso cielo che ci ha visti duellanti fino al sangue
e camminare con le scarpe appesantite dal sospetto.


E nel tempo che ci rimane, questo tempo che ci rimane
non vorrei sprecarlo per l'ennesimo duello,
tanto poi nessuno ha mai vinto, tanto sai che nessuno ha mai perso.

Questo è quanto di miagioia | dicembre 18, 2007 19:02 | commenti


mercoledì, 05 dicembre 2007
 

Che significa "i-n-s-i-e-m-e"?

Ci sono canzoni, molte, che hai ascoltato, apprezzato e amato in periodi definiti. Poi son passate, per lasciare il posto ad altre.
Ma poi in certi periodi altrettanto definiti ti ritornano in faccia - come boomerang - con violenza a farti ematomi. Trattasi del raggiungimento di un livello altro, superiore al precedente, di lettura.
E questa che segue è una di quelle. Non sarò poi così originale a riproporla, ma, nella sua semplicità e tra le rime baciate, c'è, secondo me infilato un piccolo saggio sui rapporti interpersonali, d'ogni tipo.

Insieme guardiamo lo stesso orizzonte
insieme magari ma stando di fronte
così ci impalliamo e si rompe l'incanto
sarebbe importante amarsi di fianco.
Avere il coraggio di lasciarsi la mano
che tanto con l'altra ci rassicuriamo
così se da un lato abbracciamo la vita
dall'altro stringiamo le dita.
Avevo due amici che parlavano appena
e per troppo rispetto si amavano di schiena
ognuno pensava che l'altro ridesse
e invece piangevano che pareva piovesse.
C'è gente che si ama divisa da un muro
e da dietro la porta per stare al sicuro
ma se la porta si apre, è successo anche a me,
puoi scoprire che l'altro non c'è.

(Daniele Silvestri)

Questo è quanto di miagioia | dicembre 05, 2007 19:13 | commenti


lunedì, 19 novembre 2007
 

I hate tecnology

Poi uno si lamenta che una non aggiorna il blog.
Avevo appena scritto un post bellissimo, esilarante e brillante. Il migliore della mia vita.
Il bello è che non lo leggerà mai nessuno perchè, s'è cancellato.
Che nervi.
Questo è quanto di miagioia | novembre 19, 2007 23:41 | commenti


martedì, 30 ottobre 2007
 

Ma non piaceva solo a me?

Chissà se l'ha scelto lui (secondo voi?).
Comunque sappiate che c'ero prima io.
C'ero prima del superboss, ma anche prima del mio primo amore dei 15anni che decise così di onorare la sottoscritta: chiamare, un po' di anni più tardi, SUA figlia con il nome della MIA.
Non c'ero, invece, prima dei Robinson.
Ma a qualcosa mi dovevo pure ispirare. A qualcosa di figo.


[intermezzo:
"E' nata la figlia di Cutolo...."
"Cutolo-Cutolo? E chi ha avuto sto coraggio?!?"
"....e come si chiama? Denise!"
"La figlia di Y si chiama Denise...."
"Lo so, ma è il mio nome"
"Non mi piace neanche un po'"
(con tutto lo sdegno)
"Mi dispiace...ma devo dirtelo: se mai tu dovessi diventare nonna di una nipote femmina, quasi sicuramente si chiamerà così. Vir' e to ffa piacè!"]

Questo è quanto di miagioia | ottobre 30, 2007 11:12 | commenti


lunedì, 29 ottobre 2007
 

Ci esco pazza per la passione, in qualsiasi forma - e per qualsiasi "forma" - questa si palesi

UNA DOVEROSA AGGIUNTA
[Potrebbe tra l'altro sembrare che io adesso scriva, sul blog, solo su commissione. Non credo sia così...ma chi può dirlo.]

ChicaOnSpeed scrive:
ti ho accontentato con un post molto sui generis...
il primario scrive:
oh che meraviglia. corro a leggere.
ChicaOnSpeed scrive:
jaaaaa.
vabbè.
ChicaOnSpeed scrive:
avrei voluto parlare anche di te ma avrei dovuto dire di quanto sia stato divertente scoprire che hai un cuore che batte anche per l'universo femminile, cioè, anzi, che le due cose (cinema & donne) si intrecciano clamorosamente, come per me.
ChicaOnSpeed scrive:
ma troppo compromettente....
il primario scrive:
oh beh. non era male, potevo farlo leggere all'interessata...

Questo è quanto di miagioia | ottobre 29, 2007 15:48 | commenti
 

About a festival

Seconda edizione della Festa del Cinema di Roma. Contro ogni pronostico sono riuscita ad esserci, più o meno, e per una settimana intera. Grazie ad Ilaria, un angelo. Non ho visto cose troppo interessanti, anzi, qualche film me lo sarei risparmiato volentieri (vedi Caotica Ana & L'amour cache - entrambi i titoli con accenti messi un po' dove vi pare). Ero in sala con quel gran pezzo di...Jake Gyllenhaal per la prima di Rendition. Non ho visto il film vincitore, e questo mi dispiace. Ma ancor di più mi dispiace aver perso Into the Wild del mio amatissimo Sean, per via di un improvviso stato influenzale. Ho rivisto invece persone (soprattutto staff Venice days 2006), con molto piacere, e ne ho conosciute di nuove con grande facilità. Il tutto tra un film e un altro, così casualmente, perchè del tutto casuale è stata la mia scelta dei film da vedere. A cazzo, in pratica. Ma il bello è anche quello. Dei festival così grandi. La quasi totale padronanza del proprio destino da spettatore. A intuito, o per opportunismo.
Insomma, la cosa che mi ha colpito quest'anno è la solitudine dei tipi da festival. Di noi accreditati (quelli verdi "cultural" sempre un po' più sfigati, ma anche meno grazie alla Rush line e al Woman's Power - perchè quelli all'ingresso delle sale son tutti uomini, le mascherine donne), dei "giornalisti", degli addetti ai lavori, degli stagisti, delle tesiste spaesate (me inclusa), etcetcetc.
Si è fondamentalmente soli, seppur continuamente in mezzo a gente. Si è soli nel trenino da Casilina a Termini. Si è soli da Termini a Flaminio. Si è soli da Flaminio alla Navetta, dalla Navetta all'Auditorium. E tutto viceversa. E poi - ma poi - si incrocia un volto familiare, più o meno familiare, ed è quasi una festa. Una sigaretta a volo, pur di dirsi due cazzate sul festival e per parlare (male, quasi sempre male) dei film, un caffè o una coca light, e togliere quei minuti preziosi per una fuga alla toilette prima che parta la sigletta della Festa del Cinema di Roma pro-proiezione, coi ringraziamenti della vescica. Ecco, servissero solo a questo i festival, alla certezza di ritrovarsi, anche per quegli avanzi miseri di tempo, sempre, con una cadenza regolare, servissero solo a questo mi piacerebbero abbastanza. Ne varrebbe la pena, insomma. Perchè l'aggregazione per comuni - o quasi - obiettivi, per passione o per vizio, ma quella che preveda una certa compresenza fisica delle persone, e non solo degli spazi virtuali da monopolizzare, checché se ne dica sulla sua utilità reale, io non la baratterei con niente al mondo.
La festa del cinema di Roma è proprio una festa. Nel senso più spicciolo del termine.
Ci sono feste (pochine) alle quali ci si diverte da matti e che saranno memorabili per tutto il corso della nostra esistenza (al 90% c'è una bella sbronza di mezzo, anche), altre decenti ma magari "utili", altre mal riuscite e noiose. Ma a priori non possiamo fare a meno di nessuna.
Se poi di quel che ci capita di vedere niente ci entusiasma...mi sa che è quel che passa il convento.
Ma, mi ripeto, per me vale la pena continuare a rischiare.

Questo è quanto di miagioia | ottobre 29, 2007 15:35 | commenti (4)


sabato, 13 ottobre 2007
 

Ossessioni in musica. Ma anche: in ritardo ma ci arrivo

Ci sono delle canzoni, quelle canzoni, che non necessariamente consideriamo tutte capolavori della storia della musica , ma che per un periodo più o meno breve della nostra vita diventano colonna sonora ideale per intere giornate e nottate, a ripetizione ossessiva.
Nel mio caso sono sempre canzoni che ritengo musicalmente ipnotizzanti. Di quelle che sembrano risucchiarti in un vortice per poi impossessarsi della testa tutta. Per lasciarci, inevitabilmente, residui,  scatenare l'astinenza, e farcene accettare felicemente la dipendenza.
Tornando indietro solo di qualche anno, due o tre al massimo, andando a memoria e tralasciandone parecchie, venne il periodo di Two (Motel connection), di Rock your soul (Elisa) di Anna Begins (Counting Crows), di Occhi da Orientale (Daniele), di Ape Regina (Marlene Kuntz) di Non chiedermi niente (Subsonica). Di Per niente stanca e di L'alleanza (Carmen Consoli).
Di Idioteque, di 2+2=5 e di Sit Down, Stand up (Radiohead). Di L'animale (Battiato). Di New Born (Muse), di Missing (Beck), di Roses e più tardi di Suds & Soda (dEUS), di Reptilia (The Strokes).
Di Una musica può fare e poi L'amore pensato (Max Gazzè), di That day (Natalie Imbruglia), di Una mattina (Einaudi). Di Sovrappensiero (Bluvertigo). Di Violently happy e Human Behavior (Bjork).
Di Terrestre e Alba a 4 corsie (Subsonica). Di Skip divided (Thom Yorke). Di Heart in a cage (Strokes)
Di What else is there (Royksopp).Di Tribulations (LCD Soundsystem), di Our Velocity (Maximo park). E giusto il tempo di allontanarmi appena, essendo quasi terminato il suo tour, da Le rive dell'Arrone del già citato mio Daniele, galeotta fu la playlist fattami ieri mattina prima di prendere il treno per Roma...ora sono ostaggio di Black Mirror (Arcade fire), che è qualcosa di meraviglioso.
Nella suddetta playlist però ho anche l'ultimo dei Radiohead (grazie a Kekko che lo ha comprato online), e già ne ho elette un paio. Appena approfondisco vi dico.


Questo è quanto di miagioia | ottobre 13, 2007 00:31 | commenti (9)


domenica, 07 ottobre 2007
 

Stendhal

Amare è provare piacere a vedere, toccare,
sentire con tutti i sensi, il più da vicino possibile,
un oggetto amabile e che ci ama.

Il che è tutto bellissimo.
Ma lo è ancora di più se lo si trova come introduzione al secondo capitolo del libro di sole pure pippe semiotiche che sto cercando di studiare.
Che qualcuno mi fulmini, all'istante.
Questo è quanto di miagioia | ottobre 07, 2007 23:49 | commenti (1)





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